Decugnano è il nome che da almeno otto secoli contraddistingue la zona ove sorge l'azienda. La coltivazione della vite ha qui origini antichissime: il vino di Decugnano si è rivelato oggetto di contratto già in documenti del XIII secolo, quando l'azienda era di proprietà della Chiesa e prendeva il nome di "Santa Maria di Decugnano". Reperti archeologici etruschi, però, testimoniano la coltivazione di queste terre da data anteriore.

Claudio Barbi ne divenne proprietario nel 1973. La acquistò per il vino eccezionalmente buono che vi si produceva, tanto buono da venir indicato fra le migliori produzioni dell'Orvietano. E' solo nel 1978 che la Decugnano dei Barbi, dopo una lunga fase di ristrutturazione aziendale, compare sul mercato con i suoi prodotti: un vino bianco, un vino rosso (tra i primi di qualità nella zona) ed il primo champenois prodotto in terra umbra.

Nel 1981 Decugnano dei Barbi propone la prima bottiglia italiana di vino ottenuto da uve attaccate dalla "muffa nobile" (botrytis cinerea), alla maniera dei famosi vini di Sauternes in Francia: Pourriture Noble. Nessuno fino a quel momento si era accorto che la Botrytis Cinerea attaccava anche i vigneti di alcune zone dell'Orvietano.
L'attenzione verso una produzione sempre di maggiore qualità è confermata dall'uscita nel 1988 di "IL Rosso", un vino complesso caratterizzato dall'affinamento in barriques per 24 mesi. Nel 1994 esce "IL Bianco", con una maggiore quantità di grechetto, la presenza del clone T34 del procanico, chardonnay e verdello.
Nel 2001, dopo una prima fase di sperimentazione, entra in commercio il Pinot Nero, ultimo arrivato della famiglia dei vini di Decugnano dei Barbi.
Oggi Decugnano dei Barbi ha raggiunto notorietà e considerazione, sia in Italia che all'estero, per l'alta qualità dei vini prodotti.

 
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